Quando non usare l'AI: il nostro matchmaker senza modello linguistico
Cinque domande, tre case e il perché di ciascuna: lo abbiamo costruito senza LLM, con un punteggio trasparente. Perché a volte il codice semplice batte l'AI, e come capire quando.
AI · immagine generataUsiamo l'AI quasi ovunque: nel CRM, per le foto, per gli articoli, per smistare la posta. Proprio per questo, quando abbiamo costruito lo strumento che sul sito propone le case a chi cerca, abbiamo deciso di non usarla. Questo articolo spiega com'è fatto e perché.
Cosa fa
Al posto dei filtri classici (zona, prezzo, metri, numero di locali) la pagina fa cinque domande:
- mare, Carso, o tutti e due a seconda del giorno;
- dove fate colazione: in terrazza, in giardino, davanti a una vetrata;
- quanto spazio: compatto, da famiglia, senza compromessi;
- che ritmo: la città sotto casa, o il silenzio;
- il budget, per fasce.
Sessanta secondi, e il catalogo vero risponde con tre case, ognuna con una frase che spiega perché è stata scelta.
Era il caso perfetto per un modello linguistico. Bastava mandargli le risposte e il catalogo e chiedergli «quali sono le tre case migliori e perché?». Abbiamo scelto di no.
Perché niente LLM
Un modello può inventare una terrazza. È il motivo principale. Una frase come «la colazione ha la sua terrazza», scritta da un modello, può essere vera o no a seconda di come il modello ha letto una descrizione di quattro pagine. Nel nostro matchmaker quella frase può comparire solo se il dato strutturato «terrazza» della casa è acceso. Il sito non può affermare una caratteristica che la casa non ha.
Ogni punto deve essere riconducibile a una risposta. Chi vede tre case proposte ha diritto di capire perché. Con un punteggio trasparente la spiegazione non è una ricostruzione a posteriori: è il calcolo stesso.
Deve dare sempre lo stesso risultato. Stesse risposte, stesse case, nello stesso ordine. Questo rende lo strumento verificabile e correggibile: se una casa compare dove non dovrebbe, si trova la riga che lo ha deciso.
Non serve un server. Il catalogo arriva alla pagina in forma ridotta, solo i campi che servono, senza le descrizioni lunghe. Il calcolo avviene nel browser. Le risposte restano nel browser di chi le dà: chi torna ritrova il proprio risultato, e noi non riceviamo niente finché non è la persona a chiederci di essere ricontattata.
Come funziona il punteggio
Ogni risposta assegna dei punti a ogni casa, e i contributi si sommano.
- Il luogo pesa di più. La zona sul mare vale molto, la casa direttamente sul mare o con vista mare aggiunge, con un tetto. Chi sceglie «tutti e due» premia il confine, cioè la costa dove l'altopiano scende in acqua.
- La colazione guarda un solo dato per risposta: terrazza, giardino, oppure, per la vetrata, la vista mare.
- Lo spazio usa tre fasce di metri quadri, con un bordo morbido: una casa appena fuori fascia, entro il 15%, prende metà punti. Non è un rifiuto, è una porta socchiusa.
- Il ritmo dà punti alle zone in base a quanto sono vicine alla città o al silenzio.
- Il budget è l'unica risposta che può escludere. Dentro la fascia, punteggio pieno. Sotto, quasi pieno: è una sorpresa buona, non un difetto. Sopra il tetto fino al 15%, pochi punti, perché è margine di trattativa. Oltre, la casa esce dalla gara.
Due dettagli che ci piacciono. Le case con trattativa riservata restano in gara con un contributo neutro, ma il loro prezzo non viene mai mostrato né usato in chiaro. E a parità di punti vince la casa che risponde a più domande: meglio una che ne soddisfa quattro su cinque di una che ne stravince due.
La frase «perché»
Sotto ogni casa c'è una frase. Non la scrive un modello. Il codice prende i due contributi più forti di quella casa e cuce due frammenti scritti a mano, uno per ogni combinazione di domanda e risposta, nelle tre lingue del sito. Niente traduzione automatica. Se un contributo vale zero, il suo frammento non entra.
Per non ripetere la stessa frase su tre case, la seconda e la terza preferiscono raccontare dimensioni che la prima non ha già raccontato, sempre e solo pescando fra i loro contributi positivi. Se una casa non ha nessun contributo positivo, la frase lo ammette: è una carta libera dal catalogo.
Sotto la frase, delle spunte verdi indicano a quali domande la casa risponde davvero.
I limiti, detti
Il codice semplice ha limiti diversi da quelli dell'AI, non nessun limite.
- Dipende dai dati. Se nel catalogo una casa ha la terrazza ma il campo non è segnato, il matchmaker non la vede. L'errore però è onesto e rintracciabile: si corregge il dato, non si interroga un modello.
- Alcune risposte sono approssimate. «Una vetrata» non è un campo del nostro catalogo. Il segnale strutturato più vicino è la vista mare, e lo diciamo nel codice: una vetrata vale se inquadra qualcosa.
- I pesi sono scelte nostre. Che il luogo pesi più del ritmo è un giudizio editoriale, non una verità statistica. Almeno è scritto, leggibile e modificabile in un posto solo.
Quando il codice batte l'AI
Da questo progetto abbiamo ricavato una regola pratica. Preferiamo il codice semplice quando:
- il risultato contiene affermazioni sui fatti di una casa, di un contratto, di un prezzo, e un errore è peggio di un risultato povero;
- i segnali che contano sono già strutturati: se il dato esiste come campo, leggerlo è più affidabile che farlo dedurre;
- serve spiegare il risultato a chi lo riceve, o a noi stessi quando qualcosa non torna;
- la stessa domanda deve avere sempre la stessa risposta;
- i volumi sono piccoli: sul catalogo di un'agenzia, un punteggio fatto a mano è più che sufficiente.
L'AI ci serve dove l'input è linguaggio libero e disordinato: una mail da classificare, una telefonata da riassumere, un testo da scrivere partendo da fatti dati. Lì nessuna tabella di pesi tiene. Ma cinque risposte a scelta chiusa non sono linguaggio libero. Sono dati, e i dati si trattano con il codice.

