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Mappe vuote da un giorno all'altro: il passaggio a OpenStreetMap

Il fornitore delle tessere ha iniziato a chiedere una chiave API e le mappe sono sparite. Come abbiamo spostato tre siti su OpenStreetMap e cosa abbiamo imparato sugli indirizzi.

16 ottobre 2026 · 5 min

Soggiorno con soffitto in legno e una lunga finestra sul mare.AI · immagine generata

A fine settembre 2026 le mappe dei nostri siti sono diventate riquadri vuoti. Il resto della pagina c'era: le foto, la descrizione, le schede. Mancavano le strade, il mare, i quartieri, cioè proprio la cosa che in un annuncio immobiliare risponde alla domanda «dov'è?».

La causa non era un nostro errore di codice. Il fornitore delle tessere cartografiche che usavamo aveva cominciato a chiedere una chiave API. Le richieste senza chiave non ricevevano più le immagini, e senza immagini una mappa web è solo una cornice.

Cosa si era rotto, davvero

Una mappa su un sito è fatta di tante piccole immagini quadrate, le tessere, che il browser chiede a un server man mano che si sposta la vista o si cambia lo zoom. Sopra le tessere si disegnano i segnaposto. Nel nostro caso la parte che disegnava la mappa funzionava ancora; era il pavimento sotto a essere sparito.

La lezione è scomoda ma utile: un servizio che non firmi e non paghi è comunque una dipendenza. Lo avevamo trattato come se fosse parte del paesaggio, una cosa che c'è e basta. Invece aveva un proprietario, che poteva cambiare le regole quando voleva, e lo ha fatto.

La scelta: chiave o cambio di fonte

La strada più corta era procurarsi la chiave e incollarla dove serviva. Avrebbe risolto il sintomo, non la questione. Le regole erano cambiate una volta senza che ce ne accorgessimo in anticipo, e potevano cambiare ancora.

Abbiamo scelto di spostarci su OpenStreetMap. I dati sono aperti e mantenuti da una comunità, e le condizioni d'uso sono scritte in chiaro: si sa in anticipo cosa è permesso e cosa no. Per un gruppo che costruisce da sé i propri strumenti questo conta più di qualunque funzione in più: preferiamo regole note e stabili a comodità che possono sparire una mattina.

Tre siti e un filtro

Il passaggio ha riguardato tre siti. La parte tecnica del cambio di tessere è stata la più semplice: si indica una fonte diversa per le immagini e la mappa torna a riempirsi.

Il problema vero è stato estetico. Le tessere standard di OpenStreetMap hanno colori pieni, pensati per leggere una carta stradale, mentre i nostri siti hanno una grafica chiara e sobria. Messe accanto alle foto, le nuove mappe sembravano appartenere a un altro sito. Abbiamo applicato un filtro che le schiarisce, così la mappa resta leggibile ma non urla più della pagina che la contiene.

Un consiglio pratico per chi fa lo stesso: conviene schiarire lo sfondo e non tutto il riquadro, altrimenti anche i segnaposto si sbiadiscono e si perde proprio l'informazione che si voleva mostrare.

Dagli indirizzi alle coordinate

Cambiare le tessere non bastava. Per mettere un segnaposto servono le coordinate dell'immobile, e queste le ricaviamo dall'indirizzo con Nominatim, il servizio di geocodifica di OpenStreetMap: gli si passa un indirizzo scritto in testo e restituisce latitudine e longitudine.

Qui sono venuti fuori i nostri difetti, non quelli del servizio. Gli indirizzi negli annunci erano scritti per le persone, non per una macchina. Contenevano interni, scale, note aggiunte nel tempo da chi aveva compilato la scheda. Per un essere umano sono dettagli utili; per un motore di ricerca di indirizzi sono rumore, e il rumore porta a risultati sbagliati o a nessun risultato.

Abbiamo quindi ripulito gli indirizzi prima di passarli alla geocodifica, togliendo tutto ciò che non serve a trovare un punto sulla mappa. Interni e scale restano dove servono, nella scheda, ma non entrano nella ricerca delle coordinate. È un lavoro poco glorioso e molto efficace: buona parte dei problemi di posizione si è risolta lì, prima ancora di toccare la mappa.

L'annuncio rimasto senza segnaposto

Un annuncio, alla fine, è rimasto senza coordinate. L'indirizzo non era risolvibile: la geocodifica non trovava un punto affidabile.

Avremmo potuto forzare la mano, accontentarci del risultato più vicino o piazzare il segnaposto a occhio. Non l'abbiamo fatto. Meglio nessun segnaposto che un segnaposto sbagliato. Chi guarda un annuncio usa la mappa per farsi un'idea della zona, della distanza dal mare, dal centro, dai servizi. Un punto sbagliato non è un'imprecisione innocua: è un'informazione falsa presentata con l'aria di essere precisa. L'assenza, invece, dice onestamente «qui non lo sappiamo con certezza».

Le regole di OpenStreetMap, e perché ci convengono

OpenStreetMap chiede due cose che abbiamo preso sul serio.

  • Attribuzione visibile. Sulla mappa deve comparire il riconoscimento a OpenStreetMap e ai suoi contributori. Non è un fastidio da nascondere in un angolo: è il prezzo, giusto, di dati che qualcuno ha raccolto e messo a disposizione di tutti.
  • Uso ragionevole della geocodifica. Nominatim non è pensato per essere interrogato a ogni caricamento di pagina. Per questo le coordinate si calcolano una volta e si salvano insieme all'annuncio, non a ogni visita.

La seconda regola, che nasce per proteggere un servizio condiviso, ha fatto bene anche a noi. Le pagine non dipendono più da una chiamata esterna nel momento in cui qualcuno le apre: le coordinate ci sono già. Se domani la geocodifica fosse lenta o irraggiungibile, le mappe continuerebbero a mostrare i segnaposto. È esattamente il tipo di fragilità che ci aveva lasciato con i riquadri vuoti, e che adesso abbiamo ridotto.

Cosa ci portiamo via

  • Ogni servizio esterno va trattato come una dipendenza, anche quando è gratuito e funziona da anni senza chiedere niente.
  • Le regole scritte in chiaro valgono più di una comodità senza regole.
  • I dati sporchi si puliscono a monte: un indirizzo scritto bene vale più di qualunque correzione a valle.
  • Quello che si può calcolare una volta va calcolato una volta e salvato.
  • Un dato mancante dichiarato è meglio di un dato sbagliato mostrato con sicurezza.

Le mappe sono tornate. Una ha un segnaposto in meno, e va bene così.

#mappe#openstreetmap#geocodifica#siti web#dipendenze

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